Mia figlia ha fatto i compiti

Foto Daniele Anile

Foto Daniele Anile

Cara maestra,
mia figlia Chiara ha fatto regolarmente i suoi compiti. Come ogni pomeriggio, dopo pranzo, ha svuotato il suo zaino sul tavolo del salotto, e mentre io accanto a lei finivo di scrivere una relazione per il lavoro, lei si è messa a lavorare sulle vocali; non so se fosse felice o no di farlo, ma del resto neanche io avevo molta voglia di scrivere quella relazione; però entrambi l’abbiamo fatto, perché per quanto io ami il mio lavoro e ringrazi tutti i giorni un destino gentile che mi ha permesso di svolgere una professione che mi sono scelto, ci sono alcune cose del mio lavoro che non faccio volentieri; e credo che anche Chiara debba imparare, con le dovute proporzioni, che oltre al divertimento esiste anche l’impegno. E che dobbiamo dare il nostro 100% anche in quelle cose che non ci piace fare.
Per dire tutta la verità ogni tanto lei si girava verso di me e mi chiedeva delle precisazioni su quale lettera dovesse inserire negli spazi mancanti e io ho cercato in tutti i modi di non darle risposte preconfezionate ma di provare a far trovare a lei la soluzione; ammetto però che a un certo punto, sull’ultima riga, non ho resistito e le ho detto quale lettera dovesse scrivere; era un’ora che lavorava ed effettivamente sembrava stanca.
Cara maestra, mia figlia ha fatto i compiti oggi e dopo è scesa dalla bambina del piano di sotto a giocare. Prima ovviamente ha chiesto alla mamma della sua amichetta se anche lei avesse finito i compiti, e penso abbiano giocato tutto il pomeriggio, in bicicletta prima e poi con le bambole, come è giusto per bambine della loro età. Domani non so se potranno giocare ancora perché Chiara deve andare in piscina per il corso di nuoto. Credo che l’attività sportiva sia uno dei fondamenti dell’educazione di un bambino e le prometto che insegnerò a mia figlia ad organizzarsi per poter conciliare le sue attività extra scolastiche con i suoi compiti quotidiani.
Cara maestra, mia figlia ha fatto i compiti oggi, e li farà anche domani e il giorno dopo ancora. Ma le prometto che continuerà a giocare, a scoprire il mondo attraverso esperienze e avventure e continuerà a fare sport. Le prometto anche che ogni tanto si annoierà, e dovrà usare quella noia, per cercare in se stessa le risorse per combatterla. Cercherò di farle fare viaggi e finché me lo chiederà le racconterò delle favole prima di addormentarsi, ma purtroppo ogni tanto non potrò essere presente fisicamente. Perché sarebbe bellissimo poter passare ogni ora insieme, ma sia io che sua madre dobbiamo anche lavorare e spero che anche questo le sia di insegnamento. Ma la sera, quando tornerò a casa dal lavoro le continuerò a chiedere se ha fatto tutti i compiti, e dopo le chiederò di raccontarmi la sua giornata, perché una cosa non esclude l’altra, perché non esiste il piacere senza il dovere, e perché penso che un bambino sia piccolo, ma non sia stupido, e che quindi capisca benissimo che non tutti i momenti possono essere piacevoli e divertenti e checognuno di noi ha delle responsabilità.
Cara maestra, leggo in queste ore che alcune sue colleghe sono state accusate di essere troppo dure perché hanno messo una nota sul registro a 2 ragazzini poco più grandi di mia figlia che, per gioco, hanno spintonato e umiliato un loro compagno disabile davanti a tutti. Ecco, a questo proposito, mi auguro che mia figlia non si macchi mai di un gesto così stupido e meschino, ma, se mai facesse qualcosa del genere, o anche qualcosa di meno grave, le metta tranquillamente una nota sul registro; a casa, dopo averle spiegato dove ha sbagliato, io aggiungerò anche una piccola punizione. E quando ci vedremo la prossima volta che accompagnerò mia figlia a scuola da lei, probabilmente la ringrazierò, perché avrà dimostrato di avere a cuore l’educazione di mia figlia.
Cara maestra, ovviamente non le spediró mai questa lettera, piena di frasi che per lei e per me sono delle banali ovvietà; però mi permetta di dirle comunque che temo che andando avanti di questo passo, prima o poi queste ovvietà potrebbero diventare delle eccezioni.
Cordiali saluti.
Un padre

36 pensieri su “Mia figlia ha fatto i compiti

  1. Riccardo prando

    Caro papà, grazie di cuore. Tenga duro perché andando avanti le cose si complichetanno non poco glielo dico da insegnante che dopo oltre trent’anni di lavoro sta vedendo la scuola ridursi a mero parcheggio dei figli e diplomificio assicurato. Buona giornata

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      1. Maria Teresa Ansaldi

        “ma, se mai facesse qualcosa del genere, o anche qualcosa di meno grave, le metta tranquillamente una nota sul registro; a casa, dopo averle spiegato dove ha sbagliato, io aggiungerò anche una piccola punizione. E quando ci vedremo la prossima volta che accompagnerò mia figlia a scuola da lei, probabilmente la ringrazierò, perché avrà dimostrato di avere a cuore l’educazione di mia figlia.”
        Caro genitore…grazie, grazie di cuore…e se tutti i genitori condividessero in questo modo così normale, così civile la linea educativa-didattica della SCUOLA, mi creda a volte anche discutibile ma il problema NON è quello, perché se ne può discutere tranquillamente nell’organismo democratico che nella Istituzione scuola c’è (C. d’Interclasse); mi creda ci sarebbero meno problemi nella società dei nostri ragazzi e più in là degli adulti. GRAZIE da un’insegnante che ad agosto 2017 andrà in pensione, dopo 40 anni di lavoro.. con un po’ di nostalgia nel cuore

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      2. Gabriella Spedicato

        Ce ne fossero di padri attenti ed educati e che ci tengono all’ istruzione e all’ educazione dei loro figli in maniera seria ed equilibrata come lei ! Vediamo solo un’ assenza totale o una corsa ad esibire tutto ciò che possono permettersi di comprare per i figli, riempiti di falsi valori e difesi anche a costo di mentire spudoratamente, docenti attaccati perché non ci si deve permettere di riprovare l’ allievo per un comportamento scorretto, ma si devono cercare strategie per ” interessarlo e coinvolgerlo “…Bene, non tutte le cose sono interessanti e coinvolgenti e non tutto può risultare piacevole allo stesso modo, ma è necessario per la formazione.A lei va il mio apprezzamento. Sua figlia è fortunata e vorrei che tanti genitori seguissero il suo esempio, in modo da non far sentire gli insegnanti come novelli Don Chisciotte, impegnati disperatamente a combattere contro i mulini a vento della maleducazione e dell’ indifferenza.

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    1. Tiziana

      Io sono insegnante, amo il mio lavoro con tanti anni di “gavetta”a quasi sessant’ann di età. Mi diverto ancora con i bambini. Penso che se si ama veramente il proprio lavoro… e fortunato chi ce l’ha, sia i bambini e i genitori lo capiscono. La fatica non è un “disvalore” se si capisce il traguardo che ci aspetta: per un bambino magari poter leggere un invito al compleanno di un compagno… per una maestra anche un solo alunno che comincia ad avere il gusto della lettura o che accarezza una scultura al museo…

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  2. iolanda

    Caro papà…grazie! Grazie di essere un papà normale che ha a cuore il bene di sua figlia….così come noi insegnanti abbiamo a cuore la formazione dei nostri alunni. In una scuola bistrattata ….parole come le sue…ci danno la forza di credere in quello che facciamo…e,…soprattutto…di continuare a fare quello in cui crediamo!

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  3. Paola Baroni

    Grazie!
    Per fortuna ci sono papà come lei.
    La Scuola (quella con la s maiuscola) ha bisogno delle sue parole, che se sono, come dice, ovvie sono anche colme di buon senso e ci fanno bene.
    Sua figlia è una bambina fortunata.

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  4. Laura

    Da insegnante (al trentesimo anno di carriera), la ringrazio per queste sue parole. Fanno ben sperare, per il futuro dei nostri bambini.

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  5. donata 1966

    Mi rincuora leggere queste righe come genitore e come insegnante.Le condivido in tutto e per tutto…i nostri figli hanno bisogno di studio ,gioco,e tanta attenzione a livello educativo e noi dobbiamo come famiglie e scuola cooperare insieme per educarli al meglio,affinchè comprendano i veri valori della vita!Grazie ancora!

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  6. Paola

    Grazie anche da parte mia,come genitori e insegnante. La misura è colma e sapere che c’è qualcuno come Lei che la pensa come me,e non per finta ai colloqui,mi conforta molto!
    Cordialmente.

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  7. Luisa

    Caro papà, anche io sono una mamma e non sono molto esperta perché il mio primogenito ha incominciato quest’anno la prima elementare. Anche io, come lei, sono una mamma pro compiti ed ai miei bambini non è mai mancata l’attività sportiva. Sono in disaccordo su un punto fondamentale. Molte scuole italiane fanno il tempo pieno e tutti i giorni i bambini escono di scuola alle cinque. Questi bambini i così detti compiti dovrebbero farli a scuola e non ritrovarsi a casa con due ore di lucidità ancora della giornata utilizzate ancora per la scuola. Mi creda lo fanno tutte le scuole che attuano il tempo pieno. La sua bambina( ed anche i miei) sono fortunati ad avere dei genitori pro compiti ma soprattutto sono fortunati a non frequentare un corso a tempo pieno.

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    1. danieleanile Autore articolo

      Sono pienamente d’accordo con lei che i bambini che restano a scuola fino alle 5 dovrebbero svolgere i loro compiti a scuola. Il mio ragionamento era su un livello più concettuale. La ringrazio per le sue parole.

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    2. Federica

      Mia figlia frequenta il tempo pieno ma ha insegnanti che danno i compiti solo il week end, o comunque lasciano qualche giorno di tempo e poche cose durante la settimana. Non è sempre come dice lei. Mia figlia si trova benissimo. Ogni paura pranzo escono in giardino a giocare. Dimenticavo. Scuola pubblica

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    3. Luisa

      Non volevo assolutamente creare polemica e sono felicissima che ci siano tanti bambini che frequentano una scuola pubblica a tempo pieno ed hanno degli ottimi insegnanti. Ho parlato per esperienza personale di quattro nipotini in 3 regioni diverse e che passano quasi due ore al giorno a fare i compiti a casa dopo il tempo pieno. Lungi da me creare polemica.

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  8. Rossana

    Non so perché ma mi sembra di percepire una sottile ironia nel suo post o sbaglio? Insegno da molti anni e mi piacerebbe non assegnare affatto i compiti a casa , spesso eseguiti da nonni desiderosi di aiutare i nipotini o, peggio ancora,da doposcuoliste frustrate e senza pazienza. Molto spesso i genitori reputano bravi maestri proprio quelli che assegnano tanto, non che m’importi più di tanto, però, a volte, un po’ di lettura ed un esercizio per rinforzare i concetti appresi in classe non può fare che bene.
    Cordiali saluti
    Una maestra

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  9. schiffini lucia

    Ho insegnato per molti anni in classi a TEMPO PIENO,i compiti assegnati da svolgere a casa sono stati esigui.Il grosso del lavoro si svolgeva in classe.A casa,nel fine settimana,letture,completamento di lavori rimasti in sospeso,qualche scheda di rinforzo.

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    1. Luisa

      Le assicuro che non tutti si comportano così. Che ci siano insegnanti attente e responsabili nessuno lo mette in dubbio… Ma esistono anche quelle che non lo sono affatto. La lettera che girava in rete riguardo al papà che giustificava la figlia di non aver fatto i compiti era di una bambina che passava ore a fare i compiti di ritorno da scuola… Dopo il tempo pieno..

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  10. Tatiana

    Caro papà, io ero come ti sei descritto ma oggi (dopo tante fatiche dichiarate e non ascoltate) mi sento profondamente delusa dal modello di insegnamento proposto! Ne riparliamo fra qualche anno!

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  11. Luisella Besso

    Bel post che condivido pienamente. Ho due figli di 34 e 32 anni. Poi é arrivata la piccola che oggi ha 14 anni. Anche se i miei figli stanno faticando parecchio visto il periodo di crisi che stiamo vivendo, lavorano e sono autosufficienti. Li ho educati all’impegno nello studio e nello sport. Tanta fatica per noi genitori… Stesso impegno anche per la cucciola di casa che é serena, appagata e …. non ha molto tempo per annoiarsi. Tanti auguri per la sua bella famiglia!

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  12. anto

    Io personalmente non sono d’accordo sul caricare i bambini di compiti come si fa oggi. I programmi anche alle elementari sono molto vasti e i ragazzi studiano di più ma non assimilano nemmeno i concetti di base, che sono proprio quello che dovrebbero imparare alle scuole primarie. Oggi i ragazzi sono ignoranti. Io mi ricordo che alle elementari non facevo molti compiti a casa ma certo i concetti base che li ho imparato ancora li ricordo, invece mi capita di seguire adolescenti che non sanno fare le moltiplicazioni e soprattutto hanno una proprietà di linguaggio inesistente.

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    1. Caterina

      Da madre di tre ragazzi ora adulti, aggiungerei che i programmi sono anche TROPPO vasti, quindi dispersivi, non c’è spazio per l’elaborazione dei concetti e tempo sufficiente per introiettarli, cosicché infine si fanno tante cose e si ricorda ben poco, con tutte le susseguenti difficoltà, soprattutto per chi a casa non ha una famiglia in grado di compensare, per mancanza di tempo o di istruzione. Inoltre aggiungo: 1) alcune ottime esperienze con insegnanti capaci e motivati, e altre pessime, con insegnanti della scuola primaria, nella fattispecie, che avrebbero dovuto tornare su banchi loro stessi – naturalmente le pecore nere ci sono dappertutto, ma alcune sono in posizione di fare più danni di altre 2) giusto l’impegno e l’insegnamento sul fatto che i risultati si ottengono anche con fatica, però l’impegno sia riconosciuto, perché se mia figlia fa i compiti e il compagno no, e poi il trattamento è eguale, oppure durante il compito in classe ci si scarica la versione da internet e scoperti non si viene puniti… diventa anche difficile sostenere che la scuola insegni “valori” altri che non siano il tornaconto immediato e impunito

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  13. Roberto Brambilla

    Un commento forse un po’ “anomalo”, forse un ragionamento a voce alta senza pensare di avere la verità in mano.
    Vedendo quel quaderno penso alla scuola steineriana dove vedo privilegiare la percezione della natura, fare cose interessanti come impastare il pane, cuocerlo e poi…mangiarlo, indurre i bambini a esprimersi con disegni colorati senza schemi, costruire piccoli oggetti come lanterne e pupazzi.
    In altre parole ho forti dubbi sul fatto che sia utile far disegnare a un bambino per decine di volte simboli ben allineati alle righe del quaderno.

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  14. Sergio

    I bambini hanno una voglia infinita di imparare. Quando l’adulto ricorre all’obbligo vuol dire che sta uccidendo gran parte del naturale entusiasmo del bambino nella scoperta.
    L’obbligo sono i compiti, ma anche i voti, che spostano il fine del bimbo dalla voglia di apprendere i contenuti alla voglia di ricevere il premio (bel voto) o di evitare la punizione (brutto voto)
    Allo stesso modo la punizione per la mancanza di rispetto verso il prossimo (disabile o meno) fa percepire al bambino che non lo deve fare solo per evitare la punizione e non perché con il suo comportamento ha gravemente ferito un altro essere umano (che poi la punizione ferisce a sua volta, quindi paradossalmente si vuole insegnare a non ferire gli altri attraverso qualcosa che ferisce).
    Pertanto, con il massimo rispetto, quelle che vengono definite banali ovvietà sono secondo me un importante ostacolo all’apprendimento di nozioni e valori: il più grande errore dell’obsoleto metodo scolastico “tradizionale”
    Maria Montessori lo aveva capito e verificato scientificamente con l’osservazione oltre 100 anni fa…

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