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Padre di 2 figlie

Foto Daniele Anile

Quando siete nate, e avevate ancora gli occhi chiusi nel vostro primo sonno, vi feci una promessa: non sapevo ancora che tipo di padre sarei stato, e ammetto che i 9 mesi trascorsi ad aspettare ognuna di voi, avevano contribuito solo ad aumentare la mia confusione, ma vi promisi, che non vi avrei mai dato delle regole o dei limiti in nome del vostro essere femminucce. Dentro di me giurai che se mai aveste avuto un fratello vi avrei trattato nello stesso modo, senza mai usare la frase “lui è maschio”. Il tempo ha deciso che dopo Chiara nascesse Eleonora e non penso ormai che la famiglia si allargherà ancora, quindi questo problema si è eliminato da solo. Ma forse mantenere quella promessa Continua a leggere

Preparazione e concentrazione

Foto Daniele Anile

Entro nella sala riunioni della palestra, e sul lungo tavolo che occupa quasi tutta la stanza, trovo due mie allieve di seconda media, intente a fare i compiti prima di iniziare l’allenamento. La prima cosa che mi colpisce è la differenza fra le loro postazioni di lavoro; la prima ha tutti i libri aperti alla rinfusa che si sovrappongono fra di loro è il suo disordine stride con la meticolosità e la perfetta disposizione dei volumi dell’altra ragazza. Chiedo loro cosa stiano facendo e la disordinata. Stiracchiandosi pericolosamente in bilico sulla sedia, mi risponde annoiata che sta solo ripassando storia, mentre l’altra, senza neanche alzare gli occhi dal libro, mi dice solo: “Matematica. Domani ho il compito”. Più colpito dal tono che dalla frase in sé, le saluto velocemente ed esco per non disturbarle; anzi, per non disturbare quella che domani dovrà affrontare il compito in classe. Ma mentre raggiungo la sala, non posso non riflettere Continua a leggere

Sport o duello?

Foto Daniele Anile

Oggi ho scandalizzato i miei allievi; ho chiesto loro perché la lama della loro spada si deve piegare quando arriva sul bersaglio, e loro giustamente mi hanno risposto che lo deve fare per assorbire la forza dell’impatto e quindi fondamentalmente evitare di fare male all’avversario. Tutto esatto. Il motivo è quello.
Però dopo ho raccontato cosa immaginavo io da bambino, e cosa spesso immagino ancora adesso: ho spiegato loro che quando a carnevale giocavo vestito da Zorro con il mio amico che si mascherava da pirata in duelli mitici e interminabili, il vincitore per decretare la sua vittoria doveva infilzare il suo nemico, e per simulare la scena, con annessa smorfia di sofferenza, si infilava la lama di plastica (rigorosamente dritta e nera per Zorro, ricurva e argentata quella del pirata), sotto l’ascella del “moriturus” di turno (rigorosamente si faceva una volta per uno), a immaginare che la parte Continua a leggere