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Il mio palcoscenico

La vita è un palcoscenico, scriveva Shakespeare, e io, anni fa, riflettendo su queste parole (e leggendole in lingua originale capii che lo stage come incontro di formazione va pronunciato alla francese e non utilizzando la lingua del grande bardo), pensai che in qualche modo quella frase fosse un invito implicito a vivere la propria vita da protagonista; a recitare ogni giorno la parte che mi era stata assegnata, in un meccanismo quasi simbiotico con tutto il resto della compagnia. E non era importante il numero di battute che dovevo dire ma l’intonazione, il carisma, e sopratutto la scelta di tempo.
Il mio dovere era farmi trovare concentrato e pronto al momento giusto; e soprattutto non dovevo mai distrarmi, farmi trovato impreparato; non doveva assolutamente succedere che tardassi la mia battuta, o, addirittura, che la bucassi. Ogni lasciata era persa, e io odiavo perdere. O almeno così credevo.
Oggi, con un paio di decenni in più sulle spalle, mi rendo conto invece che io su quel palco non avevo molta voglia di salirci, Continua a leggere

Processo al Classico

⁃ E ala fine di questo processo sentiamo le ultime dichiarazioni dell’imputato. Prego, venga al banco e declini le sue generalità.
⁃ Si, Vostro Onore. Sono il Liceo Classico, nato a Roma nel 1849 e in seguito riformato e riorganizzato nel 1923 e nel 1940.
⁃ Vuole dire qualcosa prima che questa corte emetta la sua sentenza?
⁃ Si, Vostro Onore; giusto 2 parole.

(Girandosi verso l’aula)

Amici, romani, concittadini, prestatemi le vostre orecchie. Sono qui davanti a voi per difendermi delle vostre accuse. Nel farlo non cercherò di demolire e denigrare i miei colleghi Licei, o tutte le altre Scuole Superiori; Continua a leggere

Disabilità e sport

Foto Daniele Anile

Le parole hanno un colore, e spesso anche un sapore; hanno il potere di regalarci emozioni o di creare nella nostra mente suoni e immagini. Addirittura in alcuni casi possono eccitare a tal punto qualche cellula del nostro cervello e farci riassaporare gusti o odori del passato, come se li sentissimo in quel momento. Ma purtroppo, spesso, diamo loro anche il potere di sporcarsi, di imbruttirsi e di imbrutirsi. Loro, le parole, magari nascono neutre, bianche e pulite e noi le dipingiamo di significati e di espressioni negative che loro non avevano. E allora le parole diventano offese, con cui schernire o ferire. E a noi non resta che inventarcene di nuove, per sostituire quelle che abbiamo irrimediabilmente sporcato con il colore del nostro fango. L’esempio più lampante sono le parole con cui descriviamo le persone affette da una qualsiasi disabilità. Infatti negli anni abbiamo assistito a una continua evoluzione Continua a leggere