Preparazione e concentrazione

Foto Daniele Anile

Entro nella sala riunioni della palestra, e sul lungo tavolo che occupa quasi tutta la stanza, trovo due mie allieve di seconda media, intente a fare i compiti prima di iniziare l’allenamento. La prima cosa che mi colpisce è la differenza fra le loro postazioni di lavoro; la prima ha tutti i libri aperti alla rinfusa che si sovrappongono fra di loro è il suo disordine stride con la meticolosità e la perfetta disposizione dei volumi dell’altra ragazza. Chiedo loro cosa stiano facendo e la disordinata. Stiracchiandosi pericolosamente in bilico sulla sedia, mi risponde annoiata che sta solo ripassando storia, mentre l’altra, senza neanche alzare gli occhi dal libro, mi dice solo: “Matematica. Domani ho il compito”. Più colpito dal tono che dalla frase in sé, le saluto velocemente ed esco per non disturbarle; anzi, per non disturbare quella che domani dovrà affrontare il compito in classe. Ma mentre raggiungo la sala, non posso non riflettere sui due differenti atteggiamenti, e su come molto spesso, sulle nostre pedane, in gara o in allenamento, troviamo più il primo rispetto al secondo. Quando i ragazzi hanno un compito in classe, o un interrogazione, vivono quel momento di verifica, giustamente, come un momento forte, importante, per la loro carriera scolastica, e ci si preparano, in maniera più o meno coscienziosa. Passano il giorno prima a studiare, e si organizzano il lavoro, in maniera ordinata ed efficiente. Ma quella preparazione, oltre a fornire loro le informazioni che serviranno a superare la prova, serve anche a predisporre la loro mente al momento che dovranno affrontare, ad aiutarli a dare il loro 100%. Chiusi nelle loro camere, o in una sala riunioni, come in questo caso, cercano di massimizzare le ore di studio e di concentrarsi unicamente sulla materia che stanno studiando. È come se il compito in classe, o l’interrogazione, fossero già cominciati; loro sono già in “clima” verifica; sentono l’importanza della prova, e si comportano di conseguenza.
Ma quante volte fanno lo stesso in pedana? Il più delle volte, soprattutto negli assalti di girone, io vedo molti ragazzi affrontare gli assalti senza alcuna preparazione o concentrazione; li vedo attaccarsi al rullo in maniera quasi svogliata, magari dopo essere stati chiamati un paio di volte dal arbitro, perché chiacchierando non avevano sentito il loro nome. Nella loro postazione di “lavoro”, la loro mente, spesso regna il disordine più assoluto. Ma in pedana io ho bisogno di tirare fuori il mio 100%. Anzi, spesso anche qualcosa di più. Ma come posso riuscirci, se quel momento non l’ho vissuto fin dalla preparazione come un appuntamento importante? Se non l’ho preparato appunto, nei giorni e nei minuti precedenti, cercando dentro di me la concentrazione e la giusta motivazione? Questo non vuol dire ovviante affrontare la gara o l’assalto con l’ansia della prestazione, ma semplicemente preparare tutto il nostro essere a vivere in maniera consapevole il presente, dando il giusto peso a quello che, comunque, per gli atleti è un momento di verifica e che, a giudicare dalle molte lacrime che si vedono alla fine, per i nostri ragazzi è abbastanza importante. E allora dobbiamo, a mio avviso, aiutarli a sentirla quella importanza, senza caricarli di pressioni, ma insegnando loro a saper gestire quelle stesse pressioni, che saranno sempre presenti in tutti quelli che si approcciano a uno sport agonistico. Del resto una famosa frase, che adoro, dice che le medaglie non si vincono in gara, ma in palestra, durante i nostri allenamenti. Preparazione e concentrazione.

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