Sport o duello?

Foto Daniele Anile

Oggi ho scandalizzato i miei allievi; ho chiesto loro perché la lama della loro spada si deve piegare quando arriva sul bersaglio, e loro giustamente mi hanno risposto che lo deve fare per assorbire la forza dell’impatto e quindi fondamentalmente evitare di fare male all’avversario. Tutto esatto. Il motivo è quello.
Però dopo ho raccontato cosa immaginavo io da bambino, e cosa spesso immagino ancora adesso: ho spiegato loro che quando a carnevale giocavo vestito da Zorro con il mio amico che si mascherava da pirata in duelli mitici e interminabili, il vincitore per decretare la sua vittoria doveva infilzare il suo nemico, e per simulare la scena, con annessa smorfia di sofferenza, si infilava la lama di plastica (rigorosamente dritta e nera per Zorro, ricurva e argentata quella del pirata), sotto l’ascella del “moriturus” di turno (rigorosamente si faceva una volta per uno), a immaginare che la parte di spada che veniva così nascosta, passasse l’altro da parte a parte; quando cominciai a frequentare la palestra di scherma mi venne naturale usare la stessa fantasia anche per i miei assalti in sala e in gara. Infatti la lama si piegava sul bersaglio, e aderendo sul corpo dell’avversario, sembrava sparire dentro di esso; passarlo, appunto, da parte a parte. Del resto è anche uno dei trucchi usati dai maghi per il gioco delle spade: la lama si piega in un verso e passa attorno al “volontario” di turno, facendo però credere al pubblico ignaro che sia effettivamente entrata nel suo corpo.
Le nostre lame si piegano per un discorso di sicurezza, ma forse se immaginassimo che lo fanno perché infilzano il nostro avversario, riusciremmo a mettere nelle nostre azioni quella determinazione e quella cattiveria agonistica in più che spesso fa la differenza fra una stoccata che sfiora l’obiettivo e una che va dritta al bersaglio. Forse non dovremmo mirare al nostro avversario, ma una decina di centimetri dietro di lui; non dovremmo accontentarci di toccarlo, ma con un po’ di fantasia, ricordandoci che alla fine abbiamo in mano una spada, che il nostro sport poco più di cento anni fa non era uno sport, ma un modo di combattere, dovremo cercare di infilzarlo, di tirare ogni stoccata come se fosse la prima e l’ultima. E forse, dovremmo ritrovare, sempre con la fantasia, un po’ di quelle immagini che si vedono in tanti film in cui fantastici duelli ci lasciano incantati e con il fiato sospeso, e che alla fine finiscono sempre comuna ventina di centimetri di acciaio dentro il cattivo di turno (i buoni non muoiono mai); i nostri colpi forse sarebbero più efficaci, più determinati e la nostra concentrazione sarebbe maggiore. Alla fine, comunque, dopo avere infilzato varie volte il nostro avversario (mai nemico) o essere stato infilzato da lui , noi abbiamo comunque la possibilità di toglierci la maschera e stringerci la mano, e, come spesso accade nel nostro ambiente, cominciare a chiacchierare con lui, in attesa del prossimo assalto. Del resto, in realtà la lama si piega per evitare che ci facciamo male, ma giocare con la fantasia ogni tanto aiuta.
Oggi, forse, ho scandalizzato i miei allievi; oppure, forse, ho insegnato loro qualcosa che farà vedere loro il nostro sport con occhi leggermente diversi.

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