Un passo indietro per andare avanti

Foto Daniele Anile

Lo ammetto, sono innamorato follemente della spada; non me ne vogliamo gli amici fiorettisti e sciabolatori. Amo la scherma, tutta, ognuna delle sue tre specialità, a ogni livello, ma con la spada ho un rapporto di vera passione, un amore folle, irrazionale, che mi illumina gli occhi, e mi lascia, sempre, con il fiato sospeso dalla meraviglia. È il motivo, mi è sempre stato chiaro, è nella libertà assoluta che regala l’assenza di convenzione, in quella apparente anarchia splendidamente regolamentata dal dover far accendere una sola luce e nella imprevedibilità che ne scaturisce. La mancanza di una definizione netta di attacco e di difesa mi stupisce sempre, mi sorprende e mi incanta; mi incuriosisce aspettare di scoprire come ognuno dei due atleti riuscirà, se ci riuscirà, a trovare la strada per far accendere quella benedetta unica luce, rossa o verde. Mentre si muovono su quei 14 metri di metallo, avanti e indietro, quasi fossero impegnati in un balletto scandito dalla musica metallica dei loro ferri che si stuzzicano, io riesco quasi a vedere le loro menti che lavorano frenetiche a disegnare linee invisibili nello spazio, che, una volta occupate, da movimenti perfetti, permetteranno a uno dei due, di raggiungere il bersaglio; e, lo confesso, è proprio l’azione forse più semplice, ma allo stesso tempo più rischiosa per quella stessa semplicità, quella che mi entusiasma di più: la botta dritta; specialmente se è preceduta da un passo indietro, a chiamare l’incauto avversario. Mi piace da morire questo apparente andare indietro, per poi avanzare fulmineo verso il bersaglio; ogni volta che ho la fortuna di assistere a un’azione del genere, magari eseguita proprio da un mio allievo, rimango per un attimo con la bocca aperta dello stupore.
Forse, questa è la risposta che mi sono dato, perché questi semplici movimenti, a mio avviso, diventano perfetta icona di ciò che spesso la vita ci insegna: che ogni tanto bisogna saper arretrare per andare avanti. Che la vita non può essere sempre presa all’arrembaggio, ma che talvolta bisogna saper tornare sui propri passi, perdere apparentemente terreno, per ottenere un risultato; che di tanto in tanto dobbiamo saper mettere in discussione anche i nostri comportamenti abituali, le nostre sicurezze, per riuscire a crescere e a migliorare; che per evolverci dobbiamo anche avere l’umiltà di saper uscire un po’ da noi stessi: insomma, che per andare avanti ogni tanto bisogna saper fare un passo indietro.
Del resto, ho sempre pensato che la scherma fosse, con le sue dinamiche, un’ottima rappresentazione della vita; è la spada sicuramente lo è della mia.

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