Buio e colori

Guardando vecchi film mi capita sempre una cosa stranissima. Le immagini scorrono in bianco e nero, con solo leggere sfumature di grigi a lasciar intuire colori inesistenti, e io, non so per quale motivo, immagino che i protagonisti della vita di quegli anni vivessero in un mondo tagliato in due, sospeso fra la luce del bianco e il buio del nero. Come se i colori fossero un’invenzione recente, figlia della mia generazione.
E poi mi rendo conto che esistono immagini che hanno la capacità di trascendere dai colori, che li contengono , pure non possedendoli. Ci sono persone, uomini e donne, ma anche paesaggi, oggetti, che i colori li hanno insiti in sé. Anzi, il bianco e nero paiono esaltare inesistenti scale cromatiche che però, ai miei occhi, risultano evidenti. Come se il colore non fosse un semplice orpello visivo, ma fosse dentro di noi.
E altre volte riesci a vedere splendidi colori anche nel buio di una gara andata male. Quando guardi un atleta perdersi nell’oscurità, ma nonostante questo non puoi non scorgere l’infinito arcobaleno che ha dentro. E nella frustrazione per quello che hai di fronte scorgi il colore della speranza che immagini. Lo puoi vedere nel suo sguardo subito dopo una sconfitta che lo ha appena relegato in fondo a una classifica impietosa e che gli regala una posizione che non dovrebbe appartenergli. Insieme al dolore, alla rabbia, alla tristezza, rimani stupito per quello che non c’è: non c’è la ricerca dell’alibi; non trovi quell’aggrapparsi odioso a delle scuse per la prestazione appena conclusasi, scaricando la responsabilità della sconfitta a tutto tranne che a se stessi. E allora questa assenza è ciò che dona colore al buio della gara. Perché sai che, per quanto questa competizione andata male possa farlo soffrire, lui, o lei, ha appena imparato qualcosa. Capisci e vedi che anche nella sconfitta c’è crescita, educazione; che il rumore di un sogno infranto può essere la colonna sonora di una nuovo percorso fatto di consapevolezza e responsabilità.
Un punteggio su un apparecchio elettronico decreta il valore di quella sua singola prestazione, non il suo valore di atleta; quello, è rivelato dagli occhi con cui guarda quel punteggio. Quindi, se i suoi occhi dopo essersi posati su quei numeri maledetti, non cercheranno qualcuno o qualcosa su cui scaricare la responsabilità, allora quella sconfitta non sarà stata inutile. E saprai che domani il suo pensiero fisso sarà lavorare per non ricadere più in quel mondo in bianco e nero. E soprattutto, che la tavolozza dei colori per dipingere la prossima gara è già nelle sue mani.

3 pensieri su “Buio e colori

  1. Roberta

    Leggere quello che scrivi mi emoziona profondamente.
    E’ difficile trasformare in parole la sensazione che ti dona un colore evocato da un momento vissuto, ma te ci riesci e ci riesci con la semplicità che solo un bambino ha, E questo non ha niente a che vedere con l’immaturità ma con una forma di purezza che hai saputo mantenere vivida in te.
    Grazie Daniele per il tuo dono che condividi.
    Roberta

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    1. danieleanile Autore articolo

      Ed essere paragonato a un bambino è un bellissimo complimento. grazie. Spero di riuscire a trasmetterti emozioni. Non so se fai parte del mondo della scherma, ma spero di sì. Il nostro ambiente sarebbe più ricco.

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