Archivio mensile:aprile 2016

Lo sguardo dell’atleta

Foto Daniele Anile

E poi un giorno lo vedi. Durante la lezione, o un esercizio. O anche solo mentre si china per prendere la spada prima di tirare. È qualcosa nello sguardo, un certo non so che, che ti dimostra, senza saperlo, che qualcosa è cambiato. Un attimo prima non c’era, e ora è lì. È una determinazione diversa, una luce, che brilla in fondo agli occhi, una sicurezza nuova, che però allo stesso tempo, ne sei sicuro, nasce dalla sua storia. Non è che si senta differente dal giorno prima , non c’è niente di fisico ad indicare il cambiamento, eppure tutto è diverso.
E adesso quello che prima era solo nello sguardo, una sorta di scintillio negli occhi, ora lo vedi in tutto il suo corpo. È un modo diverso di camminare, una consapevolezza che prima nel suo passo non c’era, un tenere la testa dritta su quella schiena, che è uguale a ieri, ma non è come ieri.
Lo vedi per giorni, ma all’inizio non riesci a capire cosa è, cosa può essere cambiato. E poi, d’improvviso, in un istante, tutto è chiaro; e capisci che semplicemente Continua a leggere

Scherma, jedi e D’Artagnan

Chiacchiero con i bambini in palestra in una pausa fra gli assalti. Tutti seduti per terra, le divise mezze aperte sul petto e le spade silenziose accanto a noi. D’un tratto chiedo a uno di loro: “Marco, perché hai cominciato a fare scherma?”. Lui mi risponde con una espressione un po’ stupita, come se la domanda fosse un po’ stupida: “Maestro, perché io voglio essere uno Jedi”. E lo sento che vorrebbe aggiungere: “Ma è ovvio, no?!”. E quelle semplici parole, in qualche parte del mio cervello scatenano ricordi e sensazioni forse dimenticate, che subito fanno affiorare un sorriso sul mio viso. Memorie di pomeriggi con i miei fratelli passati a guardare cartoni animati in TV, e la felicità quando riconoscevo le prime note di “D’artagnan e i moschettieri del re”. E anche io, a quei tempi, avrei avuto la stessa espressione stupita del mio allievo a quella stessa domanda. Si, perché i tempi in cui avrei risposto che facevo scherma Continua a leggere

Senza parole

Fonte internet

Ci sono due tipi di parole. Quelle che parlano e quelle che ascoltano. Non è un gioco di parole, appunto, ma una differenza sostanziale; qualcosa che ha a che fare con l’intenzione.
Le parole che parlano sono quelle parole che non si interessano di chi le ascolta. Sono parole spesso definitive, assolute, che asseriscono, talvolta purtroppo offendono. Sono parole sicure di sé, che non ammettono repliche, e che soprattutto, non guardano chi hanno di fronte. Non vedono l’effetto che fanno. Sono parole che sembrano ferme, ma spesso sono solo cieche e sorde; sono parole che servono spesso a coprire il silenzio delle idee che le hanno partorite. Sono parole che non si sanno fermare per vedere se sono parole giuste o giusto delle parole, rotolate lì da una lingua che non le sa controllare. Sono parole Continua a leggere