Zitto e tira

Foto Daniele Anile

Tantissimi anni fa, di ritorno da una vacanza a Londra, regalai a mio fratello una t-shirt con la frase “shut up and play”, zitto e gioca. Dopo pochissimo tempo, la rubai dal suo cassetto e diventó la mia maglietta da gara, da indossare sotto la divisa. Non era particolarmente bella, ma quella frase, insieme a un leggero gusto nell’avergliela presa senza permesso, la rendevano irresistibile ai miei occhi; zitto e gioca. Anni dopo, smessa la divisa da atleta e indossato il piastrone, pensai addirittura di farne fare una nuova leggermente modificata: “shut up and fence”, zitto e tira. In quella semplice frase a mio avviso si nasconde una piccola grande verità, e proprio in questi giorni casualmente, mi sono trovato varie volte a parlarne con i miei atleti, sia under 14 che over 40, ad indicare che questo concetto travalica l’età. Zitto e tira. Spesso noi maestri tendiamo a diventare delle figure indispensabili nella vita dei nostri allievi, quasi delle stelle polari. E questo a mio avviso è una delle componenti che rende il nostro sport qualcosa di leggermente diverso dagli altri; c’è da parte nostra un’attenzione quasi maniacale nei confronti del singolo, della sua vita. Ci preoccupiamo di tantissimi aspetti che poco hanno a che fare con la scherma e siamo sempre pronti a renderci disponibili per parlare di ogni loro problematica, a prescindere dalla loro età. Ci sentiamo investiti quasi da un’aurea di saggezza, e forse in parte lo siamo realmente, anche grazie a quel titolo con cui gli allievi sono abituati a chiamarci: maestro. Ammetto che tutto questo è assolutamente piacevole, ed è mio avviso, una delle peculiarità più belle del nostro sport. Anzi, a dirla tutta, penso che sia uno dei motivi principali per cui mi sono innamorato follemente della scherma. Ma credo anche che ogni tanto dovremmo imparare a guardare i nostri ragazzi e le nostre ragazze negli occhi e dire loro semplicemente: zitto e tira; che non è un modo di affrontare in maniera semplicistica e veloce i loro dubbi o le loro paure, ma una frase che vuole essere prima di tutto un consiglio, una guida, forse più saggia di mille discorsi. In pedana non c’è tempo di portare dubbi, paure e perplessità, e, come anche nella vita, ogni tanto è il momento di spegnere il cervello, di chiudere la saracinesca nella nostra testa, per tenere fuori le mille domande, e concentrarsi solo su quello che bisogna fare; zitto e tira, appunto. E anche un modo per dire loro: “tranquillo, qui dietro ci sono io, hai lavorato bene, ti sei preparato, quindi ora pensa solo a tirare”. Serve a scaricare le responsabilità, ad alleggerire i loro cuori dal peso dei pensieri; a fare loro capire che la gara si prepara in palestra, e che durante la competizione non mi posso inventare niente; posso solo mettere a frutto le ore passate in sala ad allenarmi. Quindi… Zitto e tira.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *