Tecnico, non santo

Si dice che l’esempio valga più di mille parole. E probabilmente è vero. E io come tecnico sono condannato, in virtù di questa frase, alla perfezione; o per lo meno, visto che perfezione e umanità non hanno mai fatto rima, alla santità. Il mio comportamento deve essere sempre irreprensibile, inappuntabile, considerato che ho in mano il futuro e l’educazione degli uomini e delle donne di domani; devo insegnare loro la correttezza, l’educazione, la gestione dell’emozioni, il controllo della rabbia, il rispetto dell’avversario, come affrontare sconfitta e vittoria, che non si dicono le parolacce, l’etica, la morale, e, se avanza tempo, anche un po’ di scherma. E speriamo non si scopra che ho fatto il classico, altrimenti prima o poi mi toccherà andare in palestra con il vocabolario di latino, e infilare, tra una stoccata e l’altra, anche qualche piccolo cenno sulla consecutio temporum (ed è un problema, visto che non l’ho mai capita); e tutto questo in 4 ore a settimana. E se per caso, un giorno non mi accorgo che un bambino è un po’ meno sorridente del solito, allora sono un pessimo educatore, perché non ho a cuore i miei allievi e non sono attento al loro benessere psicofisico. Oppure se, in mezzo a settanta altri bambini, non mi rendo conto che un giorno uno è assente, e magari parliamo di un bambino non particolarmente talentuoso, allora sono un tecnico che fa differenze e che è attento solo a quelli che vincono. E mica posso perdere la calma verso genitori che in gara danno consigli tecnici ai bambini (ovviamente senza aver mai impugnato una spada in vita loro). In quel caso sono un maleducato e un presuntuoso. E che diamine, loro hanno tutto il diritto di farlo, a ogni gara, e così facendo di creare confusione nel loro figlio, che non sa più da che parte girarsi, rischiando di rovinare il nostro lavoro. E se il ragazzo è un po’ più grande, diciamo un adolescente, e quando viene in palestra, ogni volta, resta chiuso mezz’ora nello spogliatoio, a chiacchierare e perdere tempo, è colpa mia se non si impegna. Ovvio, mica posso andare a chiamarlo solo 3 volte; lo devo tirare fuori a forza, costringere, ma senza traumatizzarlo, non sia mai; non possiamo certo rischiare che questa esperienza possa farlo diventare un serial killer.
Ecco, questo sono solo alcuni esempi, e giuro, sono tutti veri. Io sono assolutamente d’accordo sulla valenza educativa del mio lavoro e sulla responsabilità che questo comporta. Sono consapevole dell’ascendente che ho sui ragazzi, sui miei allievi; ed è per questo, o meglio, anche per questo, che cerco di comportarmi sempre in maniera degna alla mia figura. Ma sono anche consapevole di due cose: numero uno, che i ragazzi, i bambini, sono molto più forti di quello che pensiamo; hanno delle risorse che neanche immaginiamo, e sanno perdonare i nostri errori molto più di noi adulti (basta prendersi per il mignolo e cantare una filastrocca).
E secondo, e forse è più importante, che 2 ore al giorno non possono sostituire il lavoro fatto nelle restanti 22.

2 pensieri su “Tecnico, non santo

  1. Francesco Perrone

    Caro Daniele,
    Sono la mamma di una fioretti sta adolescente e tutto quello che racconti sul ruolo di tecnico e della convivenza con uno schermidore è verissimo e mi ha molto divertita. Non sono d’ accordo su quello che dici di noi genitori. Io, vivo le gare di mia figlia con una tensione manco facesse le olimpiadi ed è ancora gpg .ora dopo tre anni ho imparato quasi tutte le regole e inizio a capire la priorità ,i punti mi risultano ancora difficili, forse visto che è uno sport così difficile non è il caso di insegnare ai genitori almeno come funziona una gara? Perché lè società non ci spiegOno
    come bisogna comportarsi mio marito ha rischiato di essere espulso dalla palestra perché ha incitato sua figlia che all’epoca aveva 10 anni!!
    Noi non vogliamo fare i politici ma se vediamo che certe cose non funzionano non è meglio che lo si dica? Il nostro fine è che i nostri figli si divertano e imparino e noi vogliamo collaborare perché ciò avvenga per il meglio. Forse dobbiamo stare zitti e pagare la retta senza fiatare???
    Con tanta simpatia e grazie del tuo impegno per questo bellissimo e difficilissimo sport
    Olga

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    1. danieleanile Autore articolo

      Grazie per le sue parole. Per quanto riguarda i genitori forse non mi sono espresso bene, e me ne dispiace. Io credo che i genitori siano una risorsa fondamentale e che sia indispensabile una collaborazione fra palestre e famiglie. Credo anche però che alcune situazioni a cui negli anni ho assistito e che riporto possano rischiare di minare alcuni rapporti. Credo anche però che questi esempi siano davvero una minoranza! È comunque nella nostra palestra noi abbiamo avviato proprio quest’anno il corso per genitori! La salutò ringraziandola ancora e spero di incontrarci in giro per palazzetti.

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