Archivio mensile:febbraio 2016

Agonismo e divertimento

Tante volte discorrendo con i colleghi si affronta il problema della pressione che c’è negli sport prettamente agonistici e di come ognuno di noi tenti di addolcire agli atleti più giovani le insidie che si nascondono dietro la gara. Spesso pensiamo che il nostro ruolo di educatori, prima che di tecnici, ci imponga di mascherare la sofferenza che c’è dietro una sconfitta con discorsi sullo stare insieme, sull’affrontare lo sport con leggerezza; e questo soprattutto con quegli allievi che, per mancanza di talento o magari banalmente per un semplice discorso di tempo, ancora non sono riusciti a tirare fuori da loro stessi la capacità di vincere.
Eppure proprio ieri parlavo con alcuni bambini tra i 10 e i 12 anni su quale fosse per loro il vero divertimento nello sport. All’inizio quasi tutti dicevano che la parte divertente della loro passione fosse lo stare insieme agli amici, lo scherzare, il condividere momenti insieme. Poi una di loro, quasi vergognandosi, ha ammesso, che per lei il divertimento era vincere; anzi, ha aggiunto correggendosi, dare il massimo per cercare di vincere. A questo punto si è rotta una diga; tutti i bambini hanno cominciato a accavallarsi fra di loro per dire ciò che temevano non si potesse: il loro vero divertimento era cercare la vittoria con tutte le loro forze. Abbiamo continuato a parlarne, o meglio, loro parlavano e io ascoltavo e sono uscite cose a mio avviso molto interessanti. È come se già a 11/12 anni loro possedessero la categoria del “politicamente corretto” e quindi si attenessero a un copione in cui la risposta giusta fosse quella dello stare insieme, quasi che il dire di volere la vittoria fosse sbagliato, quasi offensivo proprio nei confronti di chi quella vittoria Continua a leggere

Questione di squadra

Foto Daniele Anile

Foto Daniele Anile

A Eleonora, Giorgia e Penny

Grazie!
E non perché avete vinto una gara. La vittoria vi assicuro conta molto meno di quello che pensate; certo, salire su quel gradino più alto è un’emozione fortissima, per voi e per noi, e probabilmente ce lo ricorderemo per sempre; ma non è per questo che vi ringrazio. L’avrei fatto anche se quel podio non ci fosse stato. E non è neanche per l’impegno che tutti i giorni avete dimostrato e che dimostrerete ancora, ne sono sicuro, e che è stato determinante in questa gara; alla fine questa è la vostra passione e metterci impegno è qualcosa che vi viene naturale. Sarebbe come ringraziarvi del fatto che respirate, e non avrebbe senso. No, il mio grazie non lo spreco per una cosa così. È un grazie più profondo, che vi vuole rendere onore per un vostro vero merito. Perché avete fatto qualcosa di non scontato, qualcosa per cui davvero vi siete meritate il nostro stupore.
Grazie perché, contro Continua a leggere

Tiro di scherma, AMREF…. e vanità

image

Fonte Facebook

Un film di qualche anno fa, con protagonista un immenso Al Pacino nel ruolo del diavolo, ruotava tutto intorno al concetto di vanità, come suprema fonte di tentazione per l’umanità. Oggi, nel nostro piccolo ambiente, un uomo è riuscito a ribaltare questo concetto e a far divenire la vanità un motore per la solidarietà. Con la pagina Facebook “tiro di scherma perché..” sta ottenendo 2 risultati inaspettati: primo, fra qualche tempo alla gare di scherma ci troveremo tutti con le stesse magliette, impegnati a leggere ognuno sulle spalle degli altri la frase scritta in piccolo (e a me toccherà cambiare gli occhiali) ,e secondo, ed è la cosa più importante, immagino che alla sede di AMREF, molti si staranno chiedendo perché tanti schermidori si siano scoperti tutto a un tratto così generosi. Ma andiamo con ordine; cerchiamo di capire meglio come funziona il tutto. Il procedimento è semplice ma efficace: il primo passo è scrivere una frase “ad effetto” sulla pagina, sui motivi che ci spingono o ci hanno spinto a tirare di scherma. A questo punto se il commento raggiunge i 20 like, si ha diritto a comprarsi una maglietta con il logo dell’iniziativa è la nostra fase a fare bella mostra di se sulla parte posteriore, non prima però di aver fatto una donazione di almeno 10 euro ad amref. La cifra donata non andrà a coprire i costi della maglietta che andrà pagata a parte (e mi sembra giusto). Ovviamente per raggiungere i 20 like è quasi indispensabile consigliare la pagina ai propri amici, contribuendo così all’espansione dell’iniziativa. È un’idea semplice ma geniale e sopratutto è un modo estremamente nobile di sfruttare le potenzialità virali dei social media; del resto se non cerchiamo di essere nobili noi schermidori! E poi parliamoci chiaro, con l’espansione di Facebook e simili, siamo tutti lì a darci arie da grandi scrittori (io per primo), e a tempestare il web con le nostre perle di saggezza, neanche fossimo i futuri Oscar Wilde, quindi mi sembra anche giusto pagare qualcosa per farlo. Del resto la vanità resta un peccato (è una forma di superbia), e anche se sfruttato a fin di bene, è giusto doverlo espiare. E “tiro di scherma perché…” ci permette di commetterlo ed espiarlo in una volta sola; un gran risparmio di energie e di tempo. E se questa piccola somma servirà a farci fermare un attimo e a farci riflettere sul fatto che in fondo, la nostra vera fortuna è figlia dell’essere nati nella parte giusta del mondo, allora ben venga sfruttare la vanità e tutti gli altri peccati capitali (Se Andrea dovesse espandere il progetto con i restanti, mi prenoto fin da subito per la lussuria). E mi raccomando, ci vediamo tutti in gara con la maglietta “tiro di scherma perché…”. Io ovviamente indosserò la mia.

Ringrazio Andrea Vernaleone per la sua opera a sostegno dei progetti di AMREF e per aver accettato con entusiasmo questa piccola collaborazione.