Sport e punizione

Avevo circa 15 anni e venni scoperto da mio padre sul motorino di un’amica in giro per Roma. A casa mia le regole erano sempre state chiare: a 18 anni la macchina era assicurata, ma il motorino era severamente vietato. Ovviamente tornato a casa mi aspettava la punizione: a quei tempi ancora si usava! Per un mese intero dovetti scordarmi uscite pomeridiane, computer e televisione. Ricordo ancora la frase conclusiva della ramanzina: “Hai il permesso di uscire solo per andare a scuola e a scherma!”.
E ancora oggi, a più di 20 anni di distanza, ringrazio mio padre per quell’ultima frase e per quel mettere allo stesso piano scuola e sport.
Perché con quelle poche parole mi ha passato un concetto educativo che per me è ora fondamentale. Lo sport non è solo un passatempo, ma un momento educativo forte che partecipa in maniera importantissima alla crescita di un giovane. Quel mese di punizione in effetti non servì tantissimo allo scopo che probabilmente mio padre si era prefissato : negli anni successivi ammetto di aver continuato ad andare sui motorini degli amici di nascosto; ma, forse, mi ha insegnato una lezione ben più importante. Perché fu proprio in quel periodo che io cominciai a pensare allo sport in maniera diversa, a scoprire un diverso modo di impegnarmi, a pensare che quelle ore che passavo in palestra non dovevano essere ore “buttate”, messe lì per riempire pomeriggi, ma momenti in cui potevo mettermi alla prova, impegnandomi in qualcosa che comunque mi divertiva e che soprattutto avevo scelto io. Cominciai a ragionare su cosa volesse dire scegliere qualcosa e imparai parole come impegno, costanza, concentrazione. Magari ci sarei riuscito anche senza quel mese passato in stato di semi reclusione, ma sinceramente credo poco alle coincidenze. Sicuramente negli anni successivi ho molto pensato a quei momenti, e a quei famosi 30 giorni, e il fatto che ancora oggi siano così bene stampati nella mia memoria, credo significhi che in qualche modo abbiano cambiato in maniera significativa la mia, all’epoca, giovane vita.
Allora, oggi, che sono genitore e tecnico, vorrei dare un consiglio ai padri e alle madri dei miei allievi: non togliete mai lo sport come punizione. Anzi, insegnate ai vostri figli che oltre a essere uno svago e un giusto momento di divertimento, quelle ore passate in palestra, sono una parte fondamentale delle loro vite, alla stregua del tempo passato sui banchi di scuola, o immersi nella lettura di libri meravigliosi. La voglia di impegnarsi non va ricercata solo nel divertimento, altrimenti quando nella loro storia sportiva incontreranno dei periodi più difficili, dove quel divertimento sarà un po’ di meno, per loro sarà più facile “scegliere” di mollare tutto. Fate capire loro che l’impegno serve soprattutto in quei momenti, quando le cose sembrano girare male, e che solo attraverso la costanza e la voglia di mettersi in gioco si possono ottenere dei veri risultati; che lo sport che praticano deve essere qualcosa che scelgono ogni giorno, e quindi, qualcosa per cui si devono impegnare ogni giorno, divertendosi sempre, ma non fermandosi solo al divertimento.
Alla fine è sempre una questione di scelta.

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