Archivio mensile:dicembre 2015

Il 15% di una vittoria

Foto Daniele Anile

Gli ultimi giorni dell’anno sono sempre momenti carichi di resoconti da una parte, e di buoni propositi dall’altra. Si tirano le somme di quello che si è fatto e ci si ferma a fare progetti per il futuro. E ogni anno la storia si ripete, in un circolo vizioso che, dentro di noi, speriamo ci regali un po’ di saggezza, ma che spesso ci vede ripetere sempre gli stessi errori, anno dopo anno, di solito anche migliorati; del resto a forza di sbagliare la tecnica si affina. Almeno questo è quello che succede a me. A tal punto che negli ultimi anni ho in qualche modo deciso di risparmiare le energie dedicate a queste riflessioni e concentrarle su un altro versante: imparare ad accettarmi; rendermi conto dei miei pregi e dei miei difetti, dei miei punti di forza e dei miei limiti, e magari, imparare anche a volere loro un po’ di bene. E quasi miracolosamente, senza i soliti buoni propositi, mi sono scoperto più saggio. Non di molto magari, alla fine sono sempre io, ma di quel poco che mi basta a trovare nell’andare avanti maggiore serenità. E allora, l’altro giorno, parlando con i ragazzi, ci siamo concentrati su questo: forse la cosa più utile, ma anche più difficile, nel nostro sport, è partire da noi stessi, dall’accettazione dei nostri limiti. Solo imparando a sapere realmente chi si è, e imparando quindi ad accettarsi, si possono fare dei passi avanti. Questo vale anche e soprattutto nella mia carriera di maestro. Io ancora dopo tanti anni non ho capito se sono bravo o no, se i piccoli risultati che ho conseguito e che spero di raggiungere ancora, siano frutto delle mie capacità di tecnico o se provengono semplicemente dalla fortuna di essere stato l’uomo giusto al momento giusto. Spesso mi chiedo se davvero il maestro sia così importante nel risultato dell’allievo, e altre volte, anche complice qualche chiacchierata con colleghi più sicuri di me, peccando forse un po’ troppo di presunzione, lo ritengo fondamentale.
Adesso, andando avanti con gli anni, ho cominciato a pensare che il tecnico non rappresenti più del 15% (quando va bene) della prestazione dell’atleta; ma spesso, scherzando con loro, gli atleti, proseguo il discorso Continua a leggere

Uomini (e donne) di sport

Apro una vecchia scatola, ritrovata nella mia stanza da adolescente a casa dei miei genitori; dentro, riscopro tesori di bambino conservati gelosamente, vecchie medaglie di tornei sociali, cartoline di amici ormai dimenticati, e, tra un pacco di fotografie, un foglietto di carta ripiegato su se stesso: cautamente lo apro, quasi a temere che si possa sfaldare fra le mie dita. Sopra, con una scrittura che sa di ore antiche passate a studiare calligrafia, una dedica di Nando Martellini , indimenticato, almeno per la mia generazione, telecronista del mondiale spagnolo dell’82; poche parole: “io e te, come sai bene, siamo uomini di sport e questo è il nostro mondo che amiamo”.
E allora a distanza di quasi vent’anni mi fermo a riflettere, non senza prima rendermi conto che nel ritrovare quel piccolo foglietto, un sorriso commosso si è ormai impadronito del mio viso: ma davvero lo sport fa di noi uomini (e donne) diversi?
A pensarci bene, forse si. Del resto in una società che premia sempre meno il valore e le reali capacità, cosa c’è di più meritocratico di una classifica? Si, è vero, ogni tanto, occasionalmente, anche quella può mentire, ma sul medio/lungo periodo tende inevitabilmente alla verità.
Siamo circondati da un sempre più crescente individualismo, che spesso sfoga nell’egoismo che annulla ogni sentimento di comunità, nel menefreghismo più assoluto nei confronti di chi ci sta accanto, ma chi, di noi sportivi, anche di quelli di noi Continua a leggere

Un giocattolo sotto l’albero

Natale: il pranzo con i parenti, l’albero, il presepe e, soprattutto per i bambini, i regali. Non esiste festa più bella per loro , ma anche questo giorno magico nasconde un’insidia. Non c’è cosa peggiore, infatti, di scartare un bellissimo pacco, trovarci dentro l’atteso gioco elettronico, e rendersi conto che mancano le batterie! Normalmente in questi casi si comincia a cannibalizzare tutti gli apparecchi elettronici che si riesce a trovare in giro per casa: telecomandi, sveglie e vecchi giocattoli; ma il più delle volte bisogna rassegnarsi ad aspettare il 27 dicembre per poter finalmente vedere il giocattolo nuovo prendere vita. E nel frattempo non si può fare a meno di guardarlo, magari tentando di giocarci ugualmente, usando la fantasia, in una pallida imitazione dei prodigi che potrebbe fare se avesse al suo interno le agognate pile.
Ecco, questo è quello che più o meno sta succedendo al movimento sportivo italiano. Abbiamo fra le mani uno splendido giocattolo, con tutti gli accessori al proprio posto: tecnici capaci, giovani talentuosi, una capacità innata di riuscire a tirare fuori dal cilindro risultati incredibili. Ma dobbiamo sempre arrangiarci senza le batterie, cioè senza un qualcosa che è il vero motore di questa perfetta macchina; la maggior parte può adesso pensare che io mi riferisca alle risorse economiche, ma non è del tutto vero, o almeno non mi riferisco solo a quello. Sicuramente avere soldi da poter spendere è qualcosa di importante, ma come spesso è successo negli anni passati, alla fine i soldi, se sono gettati a pioggia sulla realtà sportive, senza un criterio, finiscono presto, soprattutto se affidati a persone Continua a leggere