Archivio mensile:novembre 2015

Le verità ingannate

Nel tuo cammino troverai persone che prenderanno le tue parole e, spesso in mala fede, le traviseranno per usarle contro di te. Accuseranno te della scorrettezza che muove ogni loro passo, affibbiandoti comportamenti diametralmente opposti a quelli che i fatti dimostrano. Prenderanno per menzogna ogni verità che tu dici, solo perché nelle loro parole non c’è nessun rispetto o amore per quella verità che i tuoi discorsi inseguono sempre.
Purtroppo accadrà, e accadrà probabilmente, quando meno te lo aspetti, magari proprio un secondo dopo che il tuo cuore si è riempito di una gioia nuova. E quando succederà quella gioia verrà portata via da quelle parole, da quella cattiveria. E te lo dico subito: tutto questo farà male, molto male. Sarà un dolore per l’anima e la mente. Ti sentirai deluso, tradito, sconfortato.
Ed è proprio in quel momento che dovrai ricordarti Continua a leggere

Scherma e bellezza

Foto TRIFILETTI/BIZZI

Ho finito tutte le lezioni. I ragazzi occupano tutte le pedane tirando fra di loro e un’idea mi coglie di sorpresa. Recupero le cuffiette dell’iPod dallo zaino e mi siedo. Il reef di basso di “Under pressure” dei Queen mi isola da tutti i rumori esterni; e inizia lo spettacolo.
Ovunque mi giro vedo assalti che sembrano seguire perfettamente il ritmo della musica. Gli atleti, ballerini inconsapevoli, di questa mia celebrazione personale alla bellezza dei loro movimenti, forse non si rendono conto di quello che invece a me colpisce come un illuminazione folgorante: la scherma è bella. E non parlo della bellezza che ognuno vede nel proprio sport, relativa anche all’amore che possiamo nutrire per un ambiente che frequentiamo da anni. No. Parlo proprio di una bellezza estetica assoluta. Una bellezza che non ha bisogno di iperbole per essere descritta e cantata. La stessa bellezza che posso ritrovare nella perfezione delle proporzioni del Partenone o del Colosseo, la ritrovo nella sincronia perfetta dei passi di due atleti che cercano di rubarsi il tempo, per trovare quel minimo spiraglio e entrare a misura.
La perfezione che vedo in una parata e risposta, la sua semplicità apparente mi emoziona per l’eleganza e la forza che racchiude in se contemporaneamente. Sono così abituato a cercare il risultato che mi ero quasi dimenticato di fermarmi e ammirare la poesia che si nasconde in un assalto, il racconto che c’è dietro. Un racconto fatto di azioni e contrarie, in un dialogo continuo; non a caso si parla di frase schermistica. La musica continua, e la voce di Freddy Mercury mi regala brividi quando un suo acuto coincide perfettamente con una fleche lanciata dritta al bersaglio, in cui l’assoluta fiducia dello schermidore in un gesto apparentemente disperato, un tuffo verso l’avversario, senza possibilità Continua a leggere

I maestri “urlatori”

Fonte internet

Ci sono volte in cui mi vergogno di fare il mio mestiere. Succede sempre quando assisto a scene di maestri che durante le gare urlano e umiliano i propri atleti. E mi dispiace, la scusa che questo comportamento serva a tirare fuori il meglio dagli atleti, non regge; che qualcuno di loro abbia bisogno di essere trattato male per dare il massimo di se stesso è una cosa a cui non credo.
Sicuramente ogni allievo è diverso, e c’è chi preferisce alle proprie spalle una presenza più discreta, e chi invece vuole sentire una voce autorevole e continua, ma tra questo e la vera e propria aggressione verbale c’è una differenza enorme. E questa differenza è tutta in un concetto per me basilare. L’allievo, a maggior ragione se é giovane, non è lì per dimostrare quanto io sono bravo come maestro; le sue vittorie non devono servire a sfamare il mio ego. Sono io maestro che sono al suo servizio e non il contrario. Questo non vuol dire che il ragazzo o il bambino debbano tirare senza impegno. Assolutamente. Il nostro lavoro è anche insegnare al bambino o al giovane a massimizzare il suo lavoro verso uno scopo e a concentrarsi su un obiettivo. Ma questo non deve mai passare attraverso l’umiliazione; o peggio ancora, il senso di colpa, quando, dopo una sconfitta, il maestro riversa sull’atleta tutta la sua frustrazione. Il nostro compito è, o almeno dovrebbe essere, quando ci rendiamo conto che il ragazzo non ha dato il massimo, chiederci perché questo è successo, ricercarne i motivi, e lavorarci insieme, nella quotidianità. In gara non si può improvvisare niente, tanto meno urlando o umiliando un atleta.
O facendo preferenze in palestra, lavorando unicamente con quegli atleti, molto spesso bambini, a cui madre natura Continua a leggere