Maestro VS allenatore

Foto Daniele Anile

Allenamento finito. Sto già pregustando la doccia serale che tenterà di lavare via la fatica, e mentre tolgo la maglietta, tre strisce parallele, tendenti al violaceo, fanno capolino all’altezza della mia clavicola. La prima reazione ammetto che è un moto di orgoglio nei confronti dell’allievo “colpevole” di avermi marchiato; davvero preciso (tra una e l’altra non ci sta neanche mezzo centimetro). E poi, come sempre mi succede, comincio a riflettere.
Mio fratello fa un lavoro simile al mio, l’allenatore di pallavolo, e sono sicuro che la sera quando torna a casa, non deve giustificarsi con la sua ragazza per segni equivocabili sul suo corpo.
E allora mi chiedo, visto che anche io in fin dei conti sono un allenatore di uno sport, se quei tre segni possono avere un valore aggiunto. E, forse in un delirio di onnipotenza, mi rispondo che, almeno in parte, proprio quei tre segni sono la differenza fra essere un maestro ed essere un allenatore.
Del resto, per chi frequenta le pedane, salta subito all’occhio che un maestro non è solo un semplice insegnante di uno sport. Ma la domanda più importante è: perché? La risposta più ovvia è che sono gli allievi stessi che ci regalano il ruolo di “maestro”. E allora, a questo punto, cosa li spinge a guardarci con occhi diversi rispetto a un istruttore di nuoto o di qualsiasi altro sport? La risposta a mio avviso va ricercata in pedana.
Si, perché è proprio su quella sottile striscia di metallo che il rapporto maestro/atleta nasce e si costruisce. Un rapporto fatto per esempio di sudore condiviso: a fine lezione, una volta levata la maschera, la fatica e il volto grondante sono un’esperienza comune a entrambi. L’allievo percepisce chiaramente la stanchezza del maestro esattamente come la propria.
Un rapporto che si fonda anche su un contatto fisico continuo, attraverso pressioni e battute sulle lame, che diventano un prolungamento del proprio corpo. Un dialogo costante che ci insegna reciprocamente a conoscere l’altro. Ma un rapporto che si fonda anche sul farsi colpire, sul mettere il proprio corpo al servizio dell’altro. Il maestro lascia che l’allievo lo colpisca, senza paura. Abbassa la guardia apposta per lui, in un mondo che insegna molto spesso il contrario.
E allora mi convinco che tutti questi atteggiamenti, piccoli e molto spesso sottovalutati, con il passare del tempo, siamo molto più coinvolgenti e capaci di cementificare un rapporto, rispetto a tanti grandi discorsi sulla fiducia e sul rispetto.
E allora sento che quei tre segni sulla mia clavicola sono la firma migliore sul mio diploma da maestro.

2 pensieri su “Maestro VS allenatore

  1. Mariastella

    Caro nipote , non sono convinta che la differenza sia questa da te espressa.
    Credo che la differenza stia nella diversità di approccio a prescindere dal luogo , dallo stile, dal titolo.
    Il maestro, l’istruttore, il professore, hanno tutti lo stesso valore se vissuti con la stessa passione , con lo stesso intento educativo nella reciproca crescita.
    È bene che il maestro condivida anche fisicamente le fatiche, ma può anche capitare di esserne impossibilitato: non per questo il suo valore ne sarà sminuito. Questo è il mio parere.
    Un bacio
    Zia Stella

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    1. danieleanile Autore articolo

      Non ne sto sminuendo il valore. Tutt’altro. Ogni educatore è una invita fondamentale nella crescita di un ragazzo. Nella scherma però il rapporto (nel bene e nel male) si crea in maniera più veloce e spesso più forte rispetto ad altri ambienti. È sopratutto resta negli anni. È ho cercato di dare una spiegazione a questo

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