Archivio mensile:ottobre 2015

L’amore quando non c’era Facebook

L’altro giorno i miei allievi hanno cercato di spiegarmi l’arte del rimorchio nell’era di Facebook. E non ho potuto fare a meno di ripensare ai miei 16 anni e, con tenerezza, mi sono tornati in mente i miei primi approcci con l’altro sesso.
Per prima cosa bisognava riuscire ad sapere, tramite amici, il cognome della fanciulla. Quindi si cercava sull’elenco telefonico, sperando che non avesse una famiglia troppo numerosa, con cugini e omonimi sparsi per tutta Roma. In questo caso veniva in aiuto il mitico tuttocittà, e sfogliando tavole su tavole, si filtravano i risultati, scartando quelle zone della città in cui era improbabile abitasse, dimostrando così capacità deduttive degne di Sherlock Holmes. Una volta raggiunto l’agognato obiettivo, e imparato a memoria il numero di telefono, per evitare che un disastro nucleare facesse scomparire tutti gli elenchi telefonici in circolazione, si doveva trovare il coraggio per la famosa, o meglio, famigerata telefonata (nel mio caso erano necessari circa tre quarti d’ora di esercizi di training autogeno). Ovviamente veniva scartata immediatamente l’ipotesi di chiamare da casa, temendo lo spettro di tua madre che entrava in camera tua urlando sempre la stessa frase: “ancora al telefono?? E che abbiamo parenti alla SIP??? (Per i più giovani, la vecchia Telecom)”. Quindi si optava per una più salubre e intima (in mezzo alla strada?) cabina telefonica e allora uscivi con la scusa di una passeggiata per cercarne una. Impresa non facile, in quanto, tra atti di vandalismi vari e signore con la busta della spesa e scialle in testa, che dovevano raccontare non so a chi (probabilmente ad altre signora con buste e scialle), con dovizia di particolari, la situazione dei prezzi al mercato rionale, neanche fosse l’indice Nikei della borsa di Tokyo, spesso percorrevi Continua a leggere

Incontro

E lei era così, ma non era così, nel senso, non fraintendetemi, che era esattamente come la vedevi, ma il tutto dipendeva da cosa guardavi. Si, perchè tutti quanti sappiamo che si può vedere una persona per mesi senza averla mai guardata e si può riuscire a guardarla perfettamente il primo istante che i tuoi occhi posano lo sguardo su di lei e che rimangono un istante in più del dovuto su quel viso, in quegli occhi, in quel sorriso e non sai perchè, o in realtà lo immagini ma non lo ammetterai mai, nemmeno a te stesso, ritrovi un qualcosa di familiare, qualcosa che c’è e non pensavi ci fosse, e sopratutto, che mai e poi mai, avresti pensato di ritrovare in quel volto, in quegli occhi, in quel sorriso. E tutto il resto del tempo è un inseguire quella sensazione iniziale; all’inizio in realtà sei convinto di aver sbagliato, che il tutto è stato un abbaglio, magari colpa del riflesso di quel sole cocente che lei combatteva con una maglietta sopra la testa e che a te fa cambiare 3 t-shirt al giorno. Cerchi conferme di quell’errore, non è possibile, pensi, e allora speri che conoscendola, si riveli non essere quello che pensi… E poi arriva la conferma, semplicemente, come una risata, che le illumina il viso e a te riempie le orecchie; e allora lo sai, sai che quella persona ti darà qualcosa, che non passerà nella tua vita indifferente, come tantissime altre hanno fatto; certo, non sai ancora se il suo contributo sarà una canzone nuova che non conoscevi e che ti farà sorridere fra 10 anni quando la riascolterai, o se, magari, quella stessa canzone la ascolterai fra 10 in sua compagnia, e sorriderete insieme, ma sai che quell’incontro, quella mattina, in cui eri in posto in cui in realtà non avresti voluto essere, non lo dimenticherai, come hai già fatto come migliaia di incontri, ma resterà nella tua memoria, come quando dopo tanti anni Continua a leggere

Chiara non è un mio diritto

Facoltà o pretesa tutelata dalla legge, di un determinato comportamento attivo o omissivo da parte di altri; spesso contrapposto al dovere.
Così la Treccani definisce la parola diritto in una delle sue accezioni. E io mi soffermo sulle prime 3 parole: facoltà o pretesa. Quando il diritto è una facoltà e quando una pretesa? E ancora: cosa vuol dire pretendere?
Anche qui mi viene in aiuto il vocabolario.
Pretendere: richiedere con fermezza e decisione cosa a cui si ritiene avere il diritto, richiedere più del dovuto.
Le parole non dovrebbero avere un colore, ma è inevitabile dare al pretendere una connotazione negativa. E allora vuole dire che non tutti i miei diritti sono giusti; o meglio, vuole dire che alcuni di quelli che sono portato a pensare siano diritti che mi appartengano, forse non lo sono.
Rifletto. E cerco di analizzare le cose che io considero come dovute nella mia vita. E mentre lo faccio mia moglie mi manda un messaggio con una foto buffa di nostra figlia Chiara.
Ogni tanto ripenso alla mia vita prima della sua nascita, e mi sembra lontanissima, quasi impossibile. E mi scopro a pensare che io ritengo dovuta e naturale la sua venuta al mondo, il suo appartenermi e la sua stessa esistenza.
E rimango inorridito da questo pensiero.
Sto veramente accampando diritti su un altro essere vivente e senziente diverso da me? E sì che la schiavitù è stata abolita Continua a leggere