Agonismo e passione

Fonte internet

Altro assalto finito. Una buona vittoria, non sperata. E con questa siamo a tre. Ammetto a me stesso che non me lo aspettavo. E a questo punto una sigaretta me la sono proprio meritata. Certo, su quella pedana mica c’ero io, e a dirla tutta, non è che a fondo pedana la mia presenza abbia cambiato poi tanto. Lei è stata brava, ha fatto tutta da sola. E non riesco a non essere orgoglioso di lei, dei suoi miglioramenti, del suo essersi allenata in questi 2 anni, senza grandi clamori, senza attirare grandi attenzioni, in silenzio, con il sorriso sulle labbra… Insomma, ha fatto tutto lei, ma io ho voglia di fumare, quindi, meritata o no, una bella sigaretta mi aspetta.
Fuori scende una pioggia leggerissima, ma non abbastanza fastidiosa da privarmi del piacere dei prossimi 5 minuti. Il tempo di sentire lo sfrigolio della fiamma sulla cartina e con la coda dell’occhio percepisco qualcosa che stona. Il riflesso è più veloce del pensiero. Mi giro e vedo una ragazza, avrà 18 anni; del resto la logica mi suggerisce che sono a una gara categoria giovani. É seduta per terra, i pantaloncini cortissimi e attillati, non so se messi apposta per far risaltare le gambe lunghissime e belle, una semplice maglietta bianca e il volto, deformato dal pianto, attraversato da delle sbavature di rimmel nero che le colano in due righe parallele, a indicare il percorso delle lacrime che continuano a scendere. Una scena vista tante volte, in tante gare. Una sconfitta che brucia, magari immeritata, o magari meritatissima… Tanto il dolore non cambia. Ma non so perché, questa volta, questa scena mi colpisce più di altre volte, non riesco a ridimensionarla con una scrollata di spalle. Resto immobile, spettatore imbarazzato ma attratto della sofferenza di una ragazzina di 18 anni di cui non so assolutamente niente. E ripenso a una frase di una collega di qualche giorno prima…”i ricordi più forti di uno sportivo sono i dolori”. In quel l’istante capisco che la parola agonismo ha la stessa radice della parola agonia, che il termine passione, così spesso associato al nostro impegno nello sport, ha al suo interno retaggi di sofferenza. E penso ai miei ragazzi, e tutti i ragazzi, a quelli che sotto la maschera, si giocano in una stoccata le aspettative di una stagione. Ripenso a quanto facilmente spesso li tacciamo di immaturità e menefreghismo. E mi sento in colpa, io che ho sempre detto di non farlo mai. Mi sento in colpa per tutte le volte che li guardo e non vedo questo dolore, questa lotta continua tra la voglia di salire in pedana e tutte le lacrime che hanno ricacciato indietro. Mi dispiace per tutte le volte che non mi sono ricordato della tempesta di emozioni che provavo quando salivo in pedana, e che adesso non riconosco nei loro sguardi, solo perché mascherata dalla falsa sicurezza da adolescenti; che poi era anche la mia.
E capisco che devo rimediare, con un piccolo gesto, un’inezia, ma è l’unica cosa che posso fare.
Mi avvicino alla ragazza che continua a piangere, e, senza parlare le faccio scivolare un pacchetto di fazzoletti; lei mi guarda un istante, imbarazzata, ma con uno sguardo forse impercettibilmente diverso.
Non c’è bisogno di altro; mi giro, la sigaretta ormai finita, e rientro per un nuovo assalto.
Tranquilla ragazza sconosciuta. Conosco il tuo dolore.

Un pensiero su “Agonismo e passione

  1. Romina

    Il dolore di una sconfitta non si prova solo dopo una gara in cui non si raggiunge l’obbiettivo prefissato, purtroppo quello “strazio” quel dolore atroce che si prova in quel momento ,chi più e chi meno, lo si prova ogni qual volta ci impegniamo in qualcosa che poi non ci riesce.. La scherma insegna una sofferenza che non tutti sono in grado di provare..la sconfitta è ciò che tutti proveranno prima o dopo in pedana o nella vita..e quando arriva si vedono lacrime e rimmel sbavato, non si vedono i pezzi del nostro cuore o lo stringersi del nostro stomaco.. Per fortuna!!!!!
    P.s. Emozionante ciò che scrivi! Grazie!
    •Romina•

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